Quel 30 dicembre 1997 a Palermo

Non vogliamo annoiarvi con le comunicazioni di servizio, ma siamo costretti a un altro annuncio. Ieri pomeriggio, dopo il post sull’avvio di Amici di Amarcord,  un nostro affezionato lettore, Simon, ci ha mandato un pezzo. Beh, volete sapere qual è il tema? Lo stesso di quello narrato da Clint che avevamo messo in programma. Insomma si parla di Inter-Auxerre del 30 dicembre 1997 all’allora La Favorita di Palermo. Ma soprattutto si parla dello sbarco della stella Ronaldo nel capoluogo siciliano.

Ospiteremo entrambi gli articoli. Perché Clint allo stadio c’è stato e Ronaldo l’ha visto. Simon invece è rimasto a casa e Ronaldo non l’ha visto. Due punti di vista diversi su un evento che ci sembrava minimale e che invece a distanza di 14 anni è vivo nella memoria di chi come noi vive di ricordi.

Buon 30 dicembre

ALE E FRANK

Amici di Amarcord

Questo non è un vero e proprio post, più che altro una comunicazione di servizio. Alcuni amici che leggono il nostro blog ci hanno chiesto di poter scrivere per Amarcord qualche articolo. E noi, che viviamo di ricordi, non possiamo che essere contenti di aver contagiato ad altri la nostra passione.

Da domani apre la sezione Amici di Amarcord. Debutta Clint con un bel pezzo su un 30 dicembre particolare vissuto alla Favorita di Palermo. Poi aspettiamo altri contributi.

Un saluto e tanti buoni ricordi

ALE E FRANK

Mannaggia Catè!

ALE

Una notte in questura col compagno Ariel Ortega, tante sgommate sulla fascia destra. Ma Marcos Antonio Lemos Tozzi, per tutti Catè, in Italia verrà ricordato forse più per quello che poteva fare e non ha fatto. Un contropiede per ricoprirsi di gloria, al tramonto di un drammatico Milan-Sampdoria del maggio ‘99. Sul 2-2 Catè, palla al piede, si avventurò insieme a Montella davanti ad Abbiati. Ignorò l’aeroplanino e sparò addosso al portiere. Pochi minuti dopo, con una folle carambola, Ganz firmò la vittoria del Milan. Alla fine: scudetto rossonero e B blucerchiata. Tutto sul filo del rasoio. Come la vita genovese di Catè.

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Manfredonia, cuor di Lionello

Lionello Manfredonia in maglia giallorossa

ALE

Un vento a cinque gradi sottozero. Incontrastato sul Dall’Ara vuoto. Vacanze di Natale ’89. L’esercito del calcio scende in campo alle 14.30. Puntuale, come vuole il copione e poco importa se l’Italia fa i conti con la neve. La Serie A offre di meglio ma di quel giorno ricorderò solo Bologna-Roma. La voce, inconfondibile, di Sandro Ciotti irrompe dopo pochi minuti. Questa volta non segnala un gol o un rigore. “Lionello Manfredonia si è appena accasciato a terra senza un motivo apparente, e non dà segnali di vita”.

Quando Messi era ancora in fasce, l’unico Lionello del pallone era Manfredonia. Centrocampista e libero all’occorrenza, una vita spesa alla Lazio e una parentesi fortunata alla Juventus. La sua carriera vive l’ultimo atto un sabato pomeriggio di fine dicembre, durante i “preparativi” di un calcio d’angolo.

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