Quando Palermo diventò l’ombelico del mondo, il 28 maggio 1987 i Duran Duran alla Favorita

(Simon Le Bon irrompe sul palco della Favorita con il drappo del Palermo – foto SKIN TRADE – Duran Duran Tribute Band)

ALE

Ci sono i ragazzi dentro, che aspettano l’evento dell’anno in uno stadio gremito. Ci sono i ragazzi fuori, come quelli del film del 1990. E poi ci sono i ragazzi selvaggi. Ovvero Wild Boys, la canzone che fa tremare 30 mila cuori palermitani. È l’apice della memorabile notte in cui i Duran Duran sono sbarcati in viale del Fante, in una Favorita stracolma. E’ il primo concerto italiano della band di Birmingham. È il 28 maggio 1987.

Un tornado di emozioni nel momento meno aspettato. Palermo – senza calcio da un anno per colpa di un tragico fallimento e con poche speranze – si fa trovare pronta all’appuntamento col delirio, dopo mesi tribolati in cui l’evento a un certo punto sembrava esser diventato un miraggio. Invece è tutto vero. I Duran Duran che hanno scelto la Favorita per aprire la loro tournée italiana, si svegliano al Grand Hotel delle Palme e mentre fanno colazione migliaia di teenager palermitane sono già dietro i cancelli dello stadio in attesa dei loro idoli.

Al culmine di una giornata spazzata dallo scirocco una folla accaldata accoglie Simon Le Bon. Lui, uno dei simboli del rock mondiale, si stacca per una sera dalle pareti delle ragazzine palermitane, e si presenta in carne e ossa, capelli tinti di biondo e fondotinta, sul palco della Favorita. Lo fa uscendo dal buio con un drappo rosanero sulle spalle: in una città assetatata di pallone e di sogni, il suo messaggio che apre il concerto alza la temperatura. Poi porta il microfono all’altezza della bocca. “Una possibilità per morire – canta -. Danzare nel fuoco al suono fatale dei sogni infranti”. Con queste parole – di A View to a Kill – i Duran Duran irrompono nella notte più attesa.

L’ingresso è salutato da un’esplosione di gioia. Palermo per una sera è l’ombelico del mondo e vede così la luce in fondo al tunnel degli anni Ottanta, quelli del piombo e della vergogna. Una città fiaccata dalla mafia, assapora l’evento dal calibro internazionale e non tradisce. Non ci sono incidenti né sugli spalti, né sul prato. L’entusiasmo arroventa la folla ma non la fa deragliare. Simon Le Bon saltella sul palco da vero animale da palcoscenico, mentre una leggera pioggerellina scende dal cielo mischiandosi con le lacrime delle giovanissime fans in un contesto onirico per quella serata sognata da sempre e adesso a portata di “occhi”. Con il frontman più amato del momento, vengono seppelliti dall’entusiasmo anche le altre due rockstar John Taylor e Nick Rhodes. Dietro di loro regalano spettacolo soprattutto le percussioni estrose del batterista Steve Ferrone e le vibrazioni virtuose del chitarrista Warren Cuccurullo.

Il concerto scorre via in una galassia di luci, nuvole dense di fumo, spirali colorate, rumori graffianti, sound cosmico e amplificazione poderosa (impianto da 50 mila watt!). Mentre urletti e pianti adolescenziali quasi coprono la musica e sul prato della Favorita i piccoli ragazzi salvaggi continuano la loro danza sfrenata, gli altri palermitani si godono lo spettacolo ammassandosi in due punti diversi della città. Su iniziativa del giovane sindaco Leoluca Orlando (sempre lui) uno schermo gigante infatti è stato sistemato a Tommaso Natale e l’altro in piazza Magione. Segno che nella fase due della Palermo che ricomincia, questo è un concerto per tutti.

Si passa da Notorius a Some like it ot ed Election Day, per chiudere con Reflex. Sono due ore di pura euforia con braccia al cielo, ovazioni improvvise dal prato e dalla gradinata, furore rock sul palco. Per Wild Boys serve il bis per saziare la fame degli aficionados, ormai inzuppati dalla pioggia che via via si è fatta più insistente. “I ragazzi ritornano dalle loro strade di fuoco, ragazzi selvaggi lontani dalla gloria, sprezzanti e affamati sul filo del rasoio, perchè c’è un delitto per la strada in un mondo spaventato, hanno tentato di piegarci e ci proveranno ancora, i ragazzi selvaggi non perdono mai, non hanno scelte, non si chiudono gli occhi, i ragazzi selvaggi brillano sempre”. Come quella notte palermitana consegnata all’eternità.

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