L’uomo che fermò il tempo: quel gol di Paolo Rossi alla Favorita (a 43 anni)

foto Instagram/@paolorossi618


ALE

Capelli bianchi, nuvole grigie, maglia azzurra, fiuto del gol sempre verde. Paolo Rossi ha 43 anni quando sbuca dal serpentone della Favorita che dagli spogliatoi porta al campo. E’ una domenica pomeriggio. Mentre il Palermo gioca (e perde) ad Arezzo contro un giovane Serse Cosmi, Pablito è in viale del Fante per un’altra partita. E’ il festival della nostalgia. Ore 15 in punto, 14 novembre 1999. Si gioca il Memorial Scirea. Padri contro figli. Da una parte gli “Amici di Gaetano”. Dall’altra la Viasat, squadra di calcio composta da alcuni figli dei grandi campioni del passato. Ci sono perfino Christian Vieri, infortunato e libero dagli impegni con l’Inter (c’è la pausa per le Nazionali) e Fiorello, senza coda però, perché gli anni Novanta sono agli sgoccioli.

La Viasat – così è stato chiamato il club di calcio a 5 nato 3 anni prima e formato da figli d’arte – gioca in maglia bianca a inserti blu e bianconeri. Sono i colori della Nazionale e della Juventus, squadre in cui ha militato Gaetano Scirea. C’è pure Alessandro Rossi, il figlio diciassettenne dell’eroe del Mundial, nato proprio nel 1982. Ma anche Riccardo Scirea (il capitano, con la 6 del papà), Andrea Conti, Davide Lippi e Mattia Altobelli. Il figlio di Pablito gioca con la 20, quella diventata iconica con i mondiali spagnoli.

I biglietti vengono distribuiti anche alla Snai. Nella agenzia di via Toscana c’è una sorpresona: la domenica mattina dietro al bancone spuntano Luciano Spinosi e Sergio Brio, vecchie rocce juventine. Sono proprio loro a “vendere” i tagliandi. “Minchia c’è Brio”. “Talè c’è Spinosi”. Si sparge la voce, i palermitani – che da più di 25 anni non masticano la Serie A – abbandonano i contatti con l’attualità e boicottano il divano di casa e Arezzo-Palermo. Sono in tanti allo stadio. La Favorita è quasi piena. Motivi nobili: l’incasso viene donato alla Lega italiana contro i tumori. Mariella e Riccardo Scirea, moglie e figlio di Gaetano, hanno fortissimamente voluto questo Memorial a Palermo.

Per onorare Scirea si presentano alla Favorita tanti campioni che hanno giocato con il leggendario libero a cavallo fra gli anni Settanta e Ottanta. Lui, il mitico Gae, aveva disputato a Palermo solo due partite: nell’aprile e nel novembre 1973. Lontanissimi Palermo-Atalanta, una partita in Serie A e una in B. Sono tanti i palermitani che lo amavano e i fan club siciliani sugli spalti della Favorita fanno sentire la loro presenza.

Il giorno prima Mondello sembra il sabato del villaggio. C’è Zibì Boniek col figlio Tomasz, Michel e Laurent Platini, Luciano e Lodovico Spinosi. Passeggiano vicino al mare campioni del mondo come Collovati, Causio, Altobelli e Zoff, che ha lasciato però i guanti a casa e si è presentato a Palermo in versione allenatore. Le stelle sono Michel Platini e Paolo Rossi. Alloggiano tutti all’hotel Palace. Le luci del sabato sera, il mare calmo, un’atmosfera da “Amarcord”. La storia del calcio è a Palermo.

In campo l’indomani c’è il padrone di casa Totò Schillaci, ex ragazzo di 36 anni che ha smesso da poco. Con i figli d’arte si vede perfino Fiorello con la maglia numero 9. Si gioca. Pancette, fiato corto, ritmi bassi, applausi, foto, schegge di memoria. Il popolo della Favorita non pensa al Palermo di Morgia e preferisce restare incollato alla sua partita. E fa bene. Il tempo sembra tornare improvvisamente indietro quando una palla piomba in area e dalla mischia sbuca Paolo Rossi. Segna ancora lui, che non ha mai dimenticato come si fa. Si moltiplicano le foto che immortalano il momento nostalgia. Il vecchio Cesto Vycpalek, che a pochi passi dallo stadio si gode l’eterna primavera palermitana, applaude. Nel duello tra generazioni vince sempre il senso del gol di Rossi. E’ il flash più prestigioso della passerella siciliana. Sulle curve della Favorita i papà palermitani si girano verso i figli: “Segnava sempre così, Pablito, questi erano i suoi gol”. Cala il sipario, fine della partita. Si torna a casa. “Che ha fatto il Palermo?”, chiede qualcuno. “Ha perso 2-0”. Ad Arezzo, l’ultima tappa della vita di un campione eterno.

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