30 marzo 1990: Gaetano Genova, il vigile del fuoco sequestrato e ucciso per una soffiata

ALE

È un venerdì: 30 marzo 1990. A Palermo scompare il vigile del fuoco Gaetano Genova. In piazza Europa viene trovata la sua auto, una Volvo 244. È regolarmente chiusa a chiave. Di Genova, vigile del fuoco di 27 anni, non c’è alcuna traccia. È l’alba del nuovo decennio. La mafia spadroneggia e non perdona. Due settimane prima – il 16 marzo 1990 – stessa sorte è toccata al giovane Emanuele Piazza, vicino ai servizi segreti. I due si conoscono, sono molto amici. I fatti si intrecciano. Piazza e Genova vengono sequestrati e uccisi.

La fine di Genova resta a lungo un mistero. Fino al 1996. Solo allora diventa chiara la dinamica del suo rapimento e della sua uccisione. Gaetano Genova fu attirato in una trappola, rapito e ucciso. Il corpo del vigile del fuoco viene consegnato da Salvatore Madonia ai Brusca, direttamente a San Giuseppe Jato, più o meno con queste parole: “‘Stu spiuni, ‘stu sbirru”. L’obiettivo è quello di fare sparire il cadavere. E’ il pentito di mafia Enzo Salvatore Brusca a far ritrovare i resti del ragazzo, nel 1998, in contrada Feotto nei pressi di San Giuseppe Jato. Il corpo viene riconosciuto grazie a degli oggetti d’oro e al mazzo di chiavi della Volvo.

Perché lo hanno ammazzato? La causa della morte è strettamente legata a quella di Emanuele Piazza, giovane cacciatore di latitanti che lavorava per conto del Sisde. Genova aveva dato un’indicazione importante a Piazza per fare arrestare Giovanni Sammarco, un latitante, che si trovava all’interno di un centro sportivo, proprio dove il vigile del fuoco stava facendo alcuni lavori con la piccola impresa edilizia che aveva messo in piedi per arrotondare lo stipendio. C’è forse una talpa che fa arrivare il “messaggio” a Cosa nostra. Così quell’arresto diventa una doppia condanna a morte.

A ordinare l’eliminazione di Genova sono i boss di Resuttana-San Lorenzo, ritenendolo un confidente del collaboratore del Sisde. A uccidere è stato Salvino Madonia, killer della famiglia di Resuttana, poi condannato a trent’anni di carcere in quanto esecutore materiale del delitto.

Le morti di Piazza e Genova vengono messe in relazione anche con il fallito attentato a Giovanni Falcone all’Addaura, del 21 giugno 1989. Con Piazza in quella occasione c’era anche l’agente Antonino Agostino. 

Il giovane vigile del fuoco è una delle tante vittime di mafia dimenticate. Da due settimane in piazza Giovanni Paolo II (l’ex piazza Alcide De Gasperi) c’è una pietra a ricordarlo. Si trova accanto alla stele che ricorda Antonino Cassarà e Roberto Antiochia. Accanto c’è la pietra che onora la memoria l’amico Emanuele Piazza. Sono passati 31 anni. Un’infinità. Restano i dubbi e l’ombra di un tradimento partito dalle istituzioni.

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