Cascio, Antibo e Schillaci: Totò d’Italia, quando Palermo (senza acqua) si scoprì mondiale

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“Ma cosa ci fa Toto Cutugno in questa copertina? Doveva esserci Totò Antibo”. E’ la domanda – con annessa risposta – che fanno molti palermitani davanti alle edicole, quando ancora erano chioschi affollati di carta, informazioni, persone, idee e interrogativi. La copertina è quella del Tv, Sorrisi e Canzoni, il settimanale che ti svela cosa andrà in onda in televisione. Il titolo è: “Toto (senza accento, ndr) d’Italia”. A sinistra c’è Schillaci, reduce dalle famose notti magiche su cui tutto è stato scritto, a destra invece Cutugno, finito secondo a Sanremo, come spesso gli capitava (con Gli amori). Al centro, alzato di peso, c’è un bambino di 10 anni. E’ Totò Cascio, diventato famoso con Nuovo Cinema Paradiso. E’ il tramonto del luglio del 1990, 30 anni fa esatti. Nella copertina due personaggi su tre sono palermitani. Il terzo Totò doveva essere Antibo, dicono in tanti. Avevano ragione.

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12 aprile 2000/Una meteora da leggenda nel volley. L’Iveco Palermo piega la Sisley dei marziani nei playoff scudetto

 

 

 

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Quando Henk Jan Held, olandese dagli occhi di ghiaccio e campione olimpico in carica, mette giù la palla del 25-23 l’impossibile è appena diventato possibile. L’Iveco Palermo con quel punto ha battuto 3-1 i campioni d’Italia e d’Europa della Sisley Treviso, corazzata pigliatutto negli anni Novanta, e approda alle semifinali scudetto. E’ la sera del 12 aprile 2000, 20 anni fa esatti. Si è appena materializzata un’impresa da leggenda per tanti motivi. Il primo: è il punto più alto toccato dallo sport palermitano, che a questo punto sogna il primo scudetto in una disciplina “top”. Il secondo motivo: mai una ottava qualificata aveva eliminato la prima della regular season nei playoff per il tricolore. E ancora: mai la Sisley Treviso degli Imbattibili era stata eliminata così precocemente. Quando Held mette giù la palla del trionfo nel nuovo – e già vecchio Palasport di fondo Patti – la gente si stropiccia gli occhi.

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1992 La serie. A e non solo


ALE e FRANK
Stasera su Sky inizia 1992, serie tv su un anno cruciale della storia recente italiana. Tangentopoli, le stragi di Capaci e via D’Amelio. Ma anche per il calcio e per lo sport il 1992 è ricco di momenti da ricordare. In breve, vi proponiamo quelli che ci sono venuti in mente senza pensare troppo.

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Dica 33, Potenza di un numero

emre 33ALE
Amantino Mancini una volta era una potenza. Ciccio Colonnese era di Potenza. E giocava nel Potenza. Come Danilo D’Ambrosio. Nel Potenza anche lui. Pz è la targa che sembra la sigla di una bestemmia. Tutti e tre col 33 entrarono ad Appiano Gentile trotterellando. Chi sulla fascia, chi sulla sfiga.

Trentatré come gli anni di Cristo. Un numero che nasconde più di un simbolo. All’Inter gli altri 33 della storia si rivelano delle comparse. Tutto in rima: Emre, Wome e Mbaye, l’uomo, anzi il ragazzo, che ha rischiato di fare saltare la trattativa Hernanes. Trentatrè il numero dell’arsenico, il materiale dei fuochi d’artificio. Potenza di un numero. Una storia da Libro. Ciccio, il bomber palermitano che due decenni fa furoreggiava nel Potenza, nel periodo rosa dell’impotenza.